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Aggiornamento mercato mais - maggio 2025

mais aretè

Mais: prezzi in calo in Europa, tra effetto cambio e dinamiche globali

Export in crescita dagli USA, segnali contrastanti dall’Ucraina, previsioni di produzione caute per l’UE

Ad aprile, i prezzi europei del mais hanno registrato un nuovo calo: rispetto a marzo, -1,5% sulla prima scadenza di Euronext, -1,7% sul mercato di Bologna (contratto 103) e -1,5% a Milano (uso alimentare). A pesare è stato soprattutto il rafforzamento dell’euro sul dollaro (+4,1% su base media mensile), che ha portato il cambio Euro-Dollaro a toccare i massimi da febbraio 2022. Un cambio più favorevole rende infatti più convenienti le importazioni europee – denominate in dollari – contribuendo a un abbassamento dei prezzi in euro dei prezzi all’import. 

La discesa dei prezzi riflette anche le aspettative relative alla campagna 2025/26. Nel suo report di maggio, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha fornito le prime previsioni relative alla prossima campagna (Figura 1), oltre a fornire una revisione delle previsioni per la campagna di commercializzazione corrente per i principali player. 

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Figura 1: Previsioni di produzione di mais 2025/26 vs 2024/25 per i principali player (migliaia di tonnellate e percentuali di variazione)

Fonte: Elaborazioni Areté su dati USDA

Negli Stati Uniti, la previsione di export per la campagna corrente è stata rivista a rialzo a 66 milioni di tonnellate, +13% rispetto al 2023/24, rispecchiando il ritmo sostenuto delle esportazioni (+26% alla data del 24 aprile rispetto alla scorsa campagna). Questa dinamica ha portato a un taglio della previsione di scorte finali, oggi stimate in calo del 20% rispetto alla scorsa campagna. Per la campagna 2025/26, le semine risultano in anticipo sulla media quinquennale e, a inizio maggio, circa il 20% delle aree coltivate era in condizioni di siccità. USDA prevede un aumento della produzione del 6,4%, grazie all’espansione delle superfici coltivate e a rese record. Questo dovrebbe favorire sia una lieve crescita dei consumi interni (+1,15%) e delle esportazioni (+2,9%), sia un deciso aumento delle scorte (+27%).

In Ucraina, invece, il quadro resta più incerto. Le esportazioni di aprile si sono fermate a 1,75 milioni di tonnellate, in calo del 21% rispetto a marzo e del 54% rispetto ad aprile 2024. Per il 2025/26, le semine sono state completate per il 73% delle superfici previste. La produzione è attesa in crescita del 14%, ma ancora sotto la media pre-conflitto (-9% rispetto al 2018–2021). Anche le esportazioni dovrebbero registrare un parziale recupero (+9%), pur rimanendo su livelli inferiori rispetto agli anni precedenti. Le scorte sono previste in aumento, ma – esclusa la campagna attuale – restano ai minimi dal 2010/11. Sarà importante seguire le decisioni della Commissione UE in merito ad un eventuale rinnovo dell’esenzione da dazi delle importazioni di prodotti agricoli dall’Ucraina in Unione Europea, attualmente in scadenza il prossimo 5 giugno.

In Brasile, sono state completate a metà aprile le semine del mais di secondo raccolto, mentre prosegue – con un leggero anticipo – la raccolta del mais di primo raccolto. USDA ha rivisto al rialzo la previsione di produzione per il 2024/25 a 130 milioni di tonnellate. Per il 2025/26 è atteso un lieve incremento produttivo (+0,8%), grazie all’aumento delle superfici che dovrebbe compensare un calo delle rese. Le esportazioni sono previste rimanere su livelli stabili.

Infine, in Argentina, la raccolta del mais 2024/25 era completa al 35% al 7 maggio, in anticipo rispetto alla media, e le condizioni colturali risultano significativamente migliori rispetto all’anno scorso. USDA prevede per il 2025/26 un incremento produttivo del 6%, supportato dall’ampliamento delle superfici seminate.

Per l’Unione Europea, USDA proietta una crescita produttiva contenuta (+1,2%), frutto di un calo delle superfici (-5,2%) compensato da rese più elevate (+6,7%): si tratta di una previsione più prudente rispetto a quelle della Commissione Europea (+9,5%) e di Coceral (+8%). In Francia, le semine procedono in linea con la media quinquennale. Il fatto che il rimbalzo della produzione sia principalmente da imputare al rimbalzo delle rese mantiene il mercato europeo esposto al rischio meteo durante il periodo estivo.