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Aggiornamento mercato mais - febbraio 2026

mais aretè

Mais: l’ammanco di prodotto ucraino continua a sostenere i prezzi italiani

Export dinamico e tensioni sulla soia sostengono i prezzi americani; in UE pesano i ritardi ucraini e gli spread elevati, soprattutto in Italia.

Su scala globale, il mercato del mais nella campagna 2025/26 continua a presentarsi con un buon livello di approvvigionamento grazie al raccolto record negli Stati Uniti e alle prospettive di produzioni abbondanti sia in Brasile sia in Argentina, dove stanno avanzando le semine. Tuttavia, la domanda rimane sostenuta, limitando il potenziale ribassista dei raccolti elevati nel continente americano.

Dopo i cali registrati in seguito alla revisione al rialzo della produzione USA 2025/26, dalla seconda metà di gennaio i prezzi statunitensi hanno ripreso a salire, pur rimanendo mediamente al di sotto dei livelli di fine 2025. A sostenere il recupero ha contribuito innanzitutto la forte domanda estera – con commitments al 29 gennaio superiori del 31% rispetto allo scorso anno – che ha portato ad una revisione a rialzo delle esportazioni 2025/26 a 83,8 milioni di tonnellate (+15% sul 2024/25).

Ulteriore impulso è arrivato dalle tensioni sul mercato della soia: dopo l’annuncio di Donald Trump circa la possibilità di ingenti acquisti da parte della Cina (20 Mio t, +8 Mio t rispetto a quanto precedentemente pattuito), i prezzi statunitensi del seme di soia hanno registrato un deciso rialzo (+5,5% tra fine gennaio e il 10 febbraio), alimentando volatilità e spinte rialziste anche sul mais. A ciò si è aggiunto l’indebolimento del dollaro, che ha contribuito a sostenere i prezzi all’origine. 

Il quadro europeo rimane invece caratterizzato da una produzione contenuta e da un elevato fabbisogno di importazione. Nonostante l’ampia disponibilità a livello globale, in UE permangono difficoltà di approvvigionamento dall’Ucraina: per l’intera campagna USDA prevede un aumento del 4% delle importazioni UE, ma ad inizio febbraio i volumi cumulati risultavano inferiori del 7% rispetto allo scorso anno proprio a causa dei minori arrivi ucraini. Le criticità sono particolarmente evidenti nei Paesi importatori, come l’Italia, dove la lentezza dei flussi sta mantenendo lo spread con le altre piazze su livelli insolitamente elevati (+66% la differenza tra il contratto 103 su Bologna e la prima scadenza Euronext rispetto alla media delle ultime cinque campagne).

In Ucraina, nonostante una produzione più abbondante (+8% vs 2024/25) e attese di export in crescita (+10%), a gennaio le esportazioni cumulate risultavano ancora inferiori del 20% rispetto alla scorsa campagna, penalizzate da ritardi nella raccolta e da problemi logistici legati agli attacchi russi. Tuttavia, gennaio ha segnato un primo segnale di miglioramento (Figura 1): per la prima volta gli export mensili hanno superato quelli dello stesso mese dell’anno precedente (+17%), suggerendo un possibile allentamento delle difficoltà operative e contribuendo ai lievi ribassi osservati sui prezzi italiani (-1,8% il contratto 103 tra gennaio e le prime settimane di febbraio rispetto a dicembre; -3,7% il mais ad uso alimentare su Milano).

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Figura 1: Esportazioni mensili di mais dall’Ucraina, k t

Fonte: Ministero dell’Agricoltura Ucraino

Nel breve termine il mercato resta diviso tra un contesto globale ben approvvigionato e tensioni localizzate lungo le rotte commerciali europee. Se negli Stati Uniti la solidità dell’export offre sostegno alle quotazioni, in Europa l’evoluzione dei flussi dall’Ucraina sarà determinante per l’andamento dei prezzi e per il progressivo riassorbimento degli spread, in particolare sul mercato italiano.