Aggiornamento mercato mais - gennaio 2026
Mais: offerta abbondante negli USA e prime prospettive per il 2026/27
Record produttivo statunitense e scorte in forte accumulo mantengono i prezzi sotto pressione, mentre in Europa e in Italia persistono premi legati al fabbisogno di importazione e ai ritardi logistici.
La campagna 2025/26 del mais è caratterizzata da un contesto di ampia disponibilità globale, trainata dal raccolto record negli Stati Uniti e da prospettive produttive favorevoli in Sud America. Nonostante una domanda internazionale dinamica, in particolare sul fronte dell’export statunitense, l’abbondanza dell’offerta continua a limitare il potenziale rialzista dei prezzi sui mercati finanziari, mentre nei mercati fisici europei e italiani persistono premi elevati legati a fattori strutturali e logistici.
Nel mese di dicembre i prezzi del mais statunitense hanno proseguito la fase rialzista avviata in autunno, sostenuti da una domanda di esportazione particolarmente vivace: a fine mese l’export cumulato risultava nettamente superiore allo scorso anno (+65%), così come il totale delle vendite (+30%). Tuttavia, la pubblicazione del report WASDE di gennaio ha modificato rapidamente il quadro: USDA ha ulteriormente rivisto al rialzo la produzione USA 2025/26 rispetto alle precedenti stime, portandola a un nuovo record di 432 Mio t, ben al di sopra dei massimi storici precedenti. Questo livello produttivo consentirebbe un forte accumulo di scorte finali, previste ai massimi dal 2018/19, nonostante l’aumento degli utilizzi interni e delle esportazioni. Il rapporto stock/utilizzi si collocherebbe così su livelli pluriennali elevati, determinando un rapido arretramento delle quotazioni sul mercato finanziario statunitense, tornate ai minimi da ottobre subito dopo la pubblicazione del report.
In Europa, i prezzi del mais si sono mantenuti complessivamente stabili. Il lieve arretramento registrato a dicembre è stato compensato dai rialzi delle prime settimane di gennaio sul mercato finanziario francese. Sul fronte ribassista pesa un mercato mondiale ampiamente approvvigionato, sostenuto dal raccolto record statunitense e dalle prospettive di produzione abbondante in Sud America, che secondo le indicazioni locali potrebbero persino superare le attuali stime USDA per Brasile e Argentina. In controtendenza, la produzione europea si colloca tra le più contenute degli ultimi anni, determinando un fabbisogno di importazioni elevato, previsto in ulteriore aumento rispetto alla campagna precedente.
In Italia, i prezzi del mais nazionale sul listino di Bologna hanno fatto registrare a metà gennaio i primi deboli segnali di ribasso, rompendo una stabilità che durava dalla fine di ottobre. Resta tuttavia un premio estremamente elevato rispetto al mercato finanziario di Euronext, che si colloca su livelli nettamente superiori alla media pluriennale. Il principale fattore di sostegno resta il ritardo delle esportazioni ucraine: nonostante una produzione in aumento e prospettive di crescita dell’export sull’intera campagna, i volumi effettivamente spediti nei primi mesi di campagna risultano ancora significativamente inferiori allo scorso anno, a causa di ritardi di raccolta e criticità logistiche interne. Questo sta limitando l’afflusso di prodotto verso l’Unione Europea (Figura 1), sostenendo i prezzi nei Paesi importatori, Italia inclusa, nonostante l’aumento atteso delle importazioni comunitarie.
Guardando alla campagna 2026/27, le prime proiezioni USDA per le semine negli Stati Uniti indicano un calo delle superfici di circa il 4%, a scendere rispetto al livello record delle semine 2025. La produzione andrebbe dunque a contrarsi di circa il 6%, ma la disponibilità totale sarebbe comunque sostenuta dall’ampio accumulo di scorte nella campagna corrente, consentendo utilizzi ancora robusti. Il rapporto stock/utilizzi è previsto in diminuzione, segnalando un mercato meno abbondante rispetto al 2025/26.