Aggiornamento mercato mais – aprile 2025
La domanda sostenuta riporta in tensione i prezzi statunitensi del mais
Mentre le quotazioni europee scontano gli effetti del rafforzamento dell’Euro sul Dollaro
A marzo i prezzi del mais hanno registrato ribassi: in media, rispetto a febbraio, -7% sulla prima scadenza di CME, -3% su Euronext e -3,5% il c.tto 103 del listino di Bologna. Come evidenziato dall’analisi di Areté, nei primi giorni di aprile, tuttavia, il mercato statunitense è stato caratterizzato da volatilità rialzista (+3,7% rispetto a fine marzo), complice il ritmo sostenuto delle esportazioni. Diversa è stata invece la tendenza delle quotazioni europee, che hanno scontato l’effetto del rafforzamento dell’Euro sul Dollaro statunitense andando incontro ad una leggera deflazione nello stesso periodo.
Il motivo principale delle tensioni sul mercato statunitense è la vivace attività di export degli Stati Uniti, che ha portato USDA a rivedere a rialzo la previsione di esportazioni totali per la campagna 2024/25 fino a 64,8 Mio t, +11% rispetto alla scorsa campagna di commercializzazione. A fronte dei maggiori utilizzi, la previsione di scorte finali è stata quindi rivista a ribasso a 37,2 Mio t (-17% rispetto alla scorsa campagna). La prospettiva di un calo degli stock domina attualmente il mercato statunitense, nonostante la previsione di un aumento del 5% delle semine, appena iniziate.
Guardando alla campagna di commercializzazione 2025/26, grazie ad un aumento delle aree (+1%) e ad un recupero delle rese (+11%) la produzione di mais in Unione Europea è prevista in aumento del 12% (+10% rispetto alla media triennale), in particolare in Romania (+57% vs 2024/25), Ungheria (+22%) e Italia (+13%). A fronte di consumi stabili, il raccolto più abbondante porterebbe ad un calo delle importazioni (-6%) e ad un accumulo di scorte (+15%). La minore dipendenza dalle importazioni potrebbe essere cruciale, considerato che nella campagna corrente il 16% del mais importato in UE ha avuto come origine gli Stati Uniti e che la Commissione Europea ha valutato l’implementazione di dazi all’importazione pari al 25% in risposta a quelli approvati dagli Stati Uniti, la cui entrata in vigore è attualmente sospesa per 90 giorni.
Altrettanto cruciali sono le prospettive di offerta in quello che è diventato il primo fornitore di mais per l’Unione Europea. Per la prossima campagna l’attesa è nella direzione di un leggero aumento delle semine in Ucraina e la produzione potrebbe aumentare significativamente in presenza di condizioni meteo più favorevoli rispetto alla grave siccità dell’estate scorsa. Prima dei prossimi raccolti, tuttavia, le esportazioni dall’Ucraina sono desinate a rallentare ulteriormente: a marzo sono state esportati 2,2 Mio t di mais, -30% rispetto a marzo 2024. Il cumulato ha raggiunto 14,2 Mio t, -13% rispetto allo stesso periodo del 2024/25 ma ancora superiore rispetto al -25% previsto da USDA (Figura 1).
Figura 1: Andamento delle esportazioni di mais ucraine nelle ultime tre campagne di commercializzazione
Fonte: Elaborazioni Areté su dati Ministero dell’Agricoltura ucraino
Il contesto di mercato si conferma dunque dominato da una domanda vivace, con importazioni europee che potrebbero raggiungere i 20 Mio t nel corso della campagna di commercializzazione 2024/25 a causa delle rese deludenti dello scorso raccolto, che hanno causato un aggravio del bilancio di importatore netto di mais dell’UE. La commercializzazione di un abbondante raccolto brasiliano, soprattutto a partire dall’estate, ed i successivi raccolti dell’emisfero nord possono rappresentare il principale elemento di discontinuità rispetto all’attuale congiuntura del mercato.