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Frumento tenero e duro 2025: previsioni di rese e qualità

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Produzioni mondiali stimate in linea con quelle del 2024 e previsioni in aumento per il grano duro italiano. L’instabilità climatica italiana ha però reso disomogenee le rese e la qualità

Intorno a metà giugno è iniziata la trebbiatura del grano nelle regioni centro-meridionali italiane, in special modo di quello tenero. Entro luglio si potranno quindi tirare le somme delle produzioni nazionali, sia per il frumento duro, sia per il tenero. 

Al momento domina quindi un cauto ottimismo in tal senso, poiché la stagione 2024-2025 è stata segnata da luci e ombre a causa di perduranti instabilità climatiche che in primavera hanno condizionato in modo differente i diversi areali di produzione. 

Uno sguardo sul mondo

A fronte di un quadro positivo per le produzioni italiane di grano, tenero e soprattutto duro, la produzione mondiale di frumento rimane stabile rispetto al 2024, fermandosi a ridosso degli 800 milioni di tonnellate, per un incremento che non supera quindi l’1%. Disomogenea però la distribuzione delle rese, con le produzioni annunciate eccellenti nell’Est del mondo con India e Pakistan a guidare la crescita.

Le stime produttive in Italia

In Italia la raccolta 2025 promette invece incrementi significativi di produzione soprattutto per il frumento duro. Un risultato dovuto in buona parte all’aumento delle superfici nazionali, come pure alle condizioni meteo favorevoli nelle Regioni più tipicamente vocate a questa specifica coltura, ossia Puglia, Sicilia e Basilicata. 

Circa il frumento tenero, invece, l’incremento produttivo è previsto inferiore a quello del duro. Duplice la causa di ciò: l’aumento della superficie coltivata è stato molto più contenuto rispetto a quanto rilevato per il frumento duro.

Contrariamente però a quanto avvenuto per il frumento duro nelle aree italiane del Centro-Sud, il frumento tenero ha patito di condizioni climatiche meno favorevoli nelle aree settentrionali più vocate alla sua coltivazione. Le piogge abbondanti cadute in primavera hanno infatti complicato lo sviluppo vegeto-produttivo del grano in diverse province, facendo per contro patire la siccità in Sardegna.

Difesa fitosanitaria irrinunciabile

Sebbene le rese per ettaro siano state volumetricamente buone in diversi areali italiani, non si può dire altrettanto per la qualità del raccolto. A giocare a sfavore di quest’ultima sono state soprattutto le malattie fungine, mancando il controllo delle quali anche l’efficienza fotosintetica delle piante è stata quindi penalizzata.

Soprattutto nelle aree centro-meridionali si evidenzia infatti un trend differenziale fra i cerealicoltori che hanno effettuato almeno un trattamento fungicida in T2, a protezione della foglia bandiera, e quelli che tale applicazione hanno scelto di non effettuarla. 

Non sempre raccogliere tanto implica quindi raccogliere bene, anche in considerazione dei prezzi di mercato, sempre più premianti la qualità del grano in termini di peso ettolitrico e contenuto in proteine.