Difesa integrata: l’importanza della gestione della resistenza

Syngenta per il florovivaismo

L’integrazione di mezzi convenzionali e mezzi di bio-controllo, nota come difesa integrata, non deve far perdere di vista un elemento molto importante che determina il successo delle strategie di difesa nel lungo termine: le resistenze.

Che si parli di fungicidi o insetticidi (così come di erbicidi) l’attenzione che va riposta nel loro corretto utilizzo deve essere sempre massima se si vuole ottenere un’efficacia soddisfacente e preservare le soluzioni da un deperimento delle prestazioni che potrebbe essere causato da fenomeni di resistenza. 

Ma che cos’è la resistenza? Una definizione generale, basata sulle definizioni dell’I.R.A.C. (Insecticide Resistance Action Committee) e del F.R.A.C. (Fungicide Resistance Action Commitee), è la seguente:

Un cambiamento ereditario nella sensibilità di una popolazione di parassiti o patogeni che si riflette nel ripetuto fallimento di un agrofarmaco nel raggiungere il livello atteso di controllo, quando usato secondo le raccomandazioni di etichetta per quella determinata specie.

Una prima e fondamentale raccomandazione da seguire al fine di ridurre il rischio di insorgenza di fenomeni di resistenza è quella di utilizzare agrofarmaci con diverso meccanismo d’azione e seguire attentamente le prescrizioni presenti in etichetta. Questo richiede una conoscenza del funzionamento e dei meccanismi d’azione degli agrofarmaci disponibili. Fortunatamente, i già citati IRAC e FRAC hanno redatto dei codici che contraddistinguono il meccanismo d’azione di insetticidi e fungicidi: questi codici, sempre presenti in etichetta, permettono all’utilizzatore di orientarsi facilmente all’interno della classificazione chimica degli agrofarmaci e di effettuare le scelte corrette per la programmazione della strategia di difesa.

Le caratteristiche intrinseche di un agrofarmaco sono solo uno degli aspetti da considerare quando si pianifica un programma di protezione delle colture. La specie fungina o parassita, le condizioni ambientali e le pratiche agronomiche sono tutti fattori altrettanto importanti, che richiedono un’attenta valutazione e devono sempre essere osservati nella loro complessità. Una precisa analisi delle interazioni di questi fattori ci permette di avere una stima più accurata del rischio di resistenza complessivo.

In questo contesto, la difesa integrata gioca un ruolo chiave. Infatti, l’integrazione dei mezzi di bio-controllo (siano essi bio-fungicidi o bio-insetticidi) all’interno di un programma di difesa, ci permette di ridurre la pressione di selezione verso le molecole di sintesi. L’alternanza di mezzi di bio-controllo e di mezzi convenzionali di sintesi ci permette infatti di diversificare i meccanismi d’azione e ridurre quindi l’esposizione delle molecole di sintesi a un rischio di resistenza, aspetto che assume ancora maggiore importanza se si considerano le molecole classificate come “ad alto rischio” di sviluppo di resistenza. A causa del continuo ridursi del numero di soluzioni convenzionali disponibili, senza l’utilizzo dei mezzi di bio-controllo, le poche molecole rimaste sarebbero infatti esposte a un rischio elevato di sviluppare resistenze. 

La difesa integrata rappresenta quindi non solo la strategia da utilizzare per massimizzare il successo dei programmi di difesa delle colture floreali e ornamentali, nel rispetto dei moderni standard produttivi e di sostenibilità, ma anche un prezioso alleato nella gestione dei fenomeni di resistenza.

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Author

Alessandro Aquino
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Syngenta Italia