Frumento: stime produttive e prezzi di mercato

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Il frumento è alla base dell’alimentazione umana e animale, fornendo a quest’ultima circa il 20% delle produzioni mondiali. Una percentuale, questa, che varia in funzione dell’area geografica e che tocca un valore massimo del 40% in alcuni Paesi occidentali, come per esempio l’Olanda. 

Nell'alimentazione umana il frumento fornisce circa il 20% dei fabbisogni energetici globali, influenzando quindi anche i mercati delle altre commodities come per esempio riso, mais e soia. I prezzi del grano oscillano però sui mercati internazionali soprattutto in funzione di due specifiche variabili: gli stock globali e le stime di produzione, altrettanto globali.

Grano: scorte globali ai minimi 

Considerando gli ultimi 8 anni, le scorte mondiali di frumento sono date oggi ai minimi storici dopo aver toccato l’apice nella stagione 2019-2020 quando si sfiorarono i 300 milioni di tonnellate, almeno stando alle stime di Usda, il dipartimento americano per l’agricoltura. Per trovare valori analoghi agli attuali si deve risalire infatti alla campagna 2015-2016, prossima ai 250 milioni di tonnellate.

Per la stagione 2023-24 Usda prevede infatti stock globali ulteriormente in calo di circa 600mila tonnellate, fermandosi a 258,3 milioni di tonnellate. Ciò è dovuto essenzialmente alla diminuzione degli stock di alcuni specifici Paesi, come per esempio l'India, ove si stima un ribasso delle scorte pari a 2,1 milioni di tonnellate causato da più elevati consumi interni.

Un trend, quello indiano, che prosegue da alcuni anni, vedendo le scorte di Nuova Dehli calate di oltre 20 milioni di tonnellate rispetto al picco di 27,8 milioni registratosi nella stagione 2020-21. Anche la Cina ha eroso le scorte in ragione di circa 18 milioni di tonnellate, mentre le scorte finali nei Paesi tradizionalmente esportatori sono rimaste relativamente consistenti negli ultimi anni. Ciò diviene variabile rilevante, poiché sono queste a rappresentare le principali forniture disponibili, avendo effetti diretti sui prezzi globali.

Produzioni mondiali di grano: oscillazioni continue

Quale riferimento statistico sulle produzioni mondiali di frumento può fare fede l’ultimo rapporto del Consiglio Internazionale dei Cereali, pubblicato il 15 febbraio. Stando a Igc, la stima della produzione mondiale di frumento per la stagione 2023-24, che si chiuderà a giugno, vede una diminuzione di circa 5 milioni di tonnellate, fermandosi a 788 milioni di tonnellate complessive. Nel biennio 2022-2023 si erano infatti toccati gli 803 milioni di tonnellate, con un aumento sensibile rispetto al 2021-2022 quando si produssero 780 milioni di tonnellate. 

Analoghe stime vengono dal Foreign Agricultural Service di Usda che stima i raccolti 2023-2024 in 785 milioni di tonnellate contro i 789 della stagione 2022/23. Uno scarto quindi di soli 3 milioni di tonnellate rispetto alle stime Igc.

Primo produttore mondiale di grano è ancora la Cina, capace quindi di condizionare significativamente i volumi finali complessivi disponibili. Oltre a diminuire i propri stock interni, causa consumi più elevati, Pechino si prevede infatti che raccoglierà anche meno di quanto trebbiato nella stagione 2022-23, quando raccolse 137,7 milioni di tonnellate. Tali volumi dovrebbero infatti fermarsi a 136,5 milioni di tonnellate nella stagione 2023-24. 

A seguire, è l'Unione Europea a giocare un ruolo da protagonista, con i 134,1 milioni di tonnellate del 2022-23 che resteranno stabili anche nel 2023-2024 con 134 milioni di tonnellate di cui ne verranno esportati 36,5 milioni di tonnellate. Produzioni, queste, difese soprattutto dalla Francia, primo Paese Ue per i cereali con quasi 38 milioni di tonnellate di grano raccolte. 

L’Italia si è fermata invece a circa 3 milioni di tonnellate di frumento tenero, per una superficie 2023 che ha sfiorato i 600mila ettari (Fonte Istat). Vi è cioè una crescita in tonnellate rispetto al 2022 quando i raccolti, causa siccità, si fermarono a soli 2,7 milioni di tonnellate. Questi vennero ricavati però da una superficie inferiore, pari a 538mila ettari. Il Belpaese si conferma invece in vetta quanto a produzioni di grano duro, con 1.269.286 ettari (anno 2023) per una produzione di 3,7 milioni di tonnellate circa. Dati in linea con quelli della stagione precedente. 

Scambi commerciali in calo

Sempre stando al rapporto Igc, i volumi globali di scambio dovrebbero diminuire di circa 8 milioni di tonnellate, scendendo a 200 milioni di tonnellate rispetto alla stagione 2022-2023. I volumi commerciali attesi per la corrente stagione sono quindi di poco superiori a quelli della campagna 2020-2021, con 191 milioni di tonnellate. 

Stime Usda leggermente diverse in tal senso, con il commercio mondiale del grano fissato in 199 milioni di tonnellate nella stagione 2020/21 e poi in 205 milioni di tonnellate nella stagione 2021/22, toccando i 216 milioni di tonnellate nella stagione 2022/23. Nella proiezione per la stagione 2023/24, Usda stima che la quantità di grano oggetto di commercio mondiale sarà di circa 214 milioni di tonnellate.

Le influenze sui prezzi

Al momento, le previsioni al ribasso per stock e produzioni del 2024 non sembrano ancora aver influenzato significativamente i prezzi del grano sui mercati. Stando infatti alla borsa di Chicago, i futures per il grano tenero quotavano 228,5 dollari la tonnellata il 26 aprile 2024, equivalenti a 213,5 euro. Questa cifra, di poco superiore al minimo toccato il 10 marzo con soli 191 dollari per tonnellata (178,5 euro), è quindi molto lontana dal picco di quotazioni dovuto allo scoppio della guerra in Ucraina, pari a 489 dollari la tonnellata (457 euro). Le quotazioni attuali, all’aprile 2024, restano comunque superiori al minimo rilevato al 25 agosto 2019, con soli 168 dollari a tonnellata (157 euro). 

Quanto all’Italia, fra il 15 e il 18 aprile 2024 alla borsa merci di Bologna il frumento tenero “buono mercantile franco partenza” quotava fra i 200 e i 205 euro la tonnellata, mostrando un calo di circa il 23% rispetto all’aprile 2023 (Fonte Ager). Meglio i grani speciali di forza che nella terza settimana di aprile 2024 oscillavano fra 323 e 328 euro la tonnellata. Fra i 330 e i 335 euro la tonnellata anche il frumento duro, sempre franco partenza, a patto di contenere almeno il 13,5% di proteine. 

Stando però alle previsioni su scala internazionale, con l’offerta in calo e la domanda in crescita, le quotazioni promettono rialzi, sebbene al momento non siano ancora quantificabili né per tempistiche, né per entità. Ciò non di meno, tale scenario può essere visto come segnale incoraggiante per chi in Italia abbia deciso di investire in grano, duro o tenero. 

Come massimizzare i ritorni economici

Per ottenere ritorni economici soddisfacenti è quindi necessario investire in qualità, cercando di massimizzare le rese in proteine sia per il grano duro, sia per il tenero di forza. Come moltiplicatore dei ricavi vanno però tenute in conto anche le quantità assolute in quintali per ettaro. 

In tal senso, fertilizzanti, biostimolanti e cure fitosanitarie possono cambiare il destino di una produzione, soprattutto contando su una fine di aprile all’insegna delle buone precipitazioni che hanno garantito in molti areali una sufficiente dotazione idrica per le prime settimane del mese di maggio.